La Tavola del Silenzio. I 100 piatti della Tolleranza

Dall’Umbria parte questa idea del banchetto che si sposta di paese in paese nell’intento di unire culture, linguaggi e religioni diverse in un momento di condivisione naturale così come lo stare a tavola. E proprio in Umbria il banchetto trova il suo Genius Loci.

Umbra è infatti la bellissima immagine degli affreschi conservati ad Orvieto del banchetto etrusco, dove la tavola è rappresentata poggiare su zampe di cavallo come a simboleggiare la trascendenza del momento conviviale con la preparazione dei cibi, i servitori etc.

Ancora Umbro è il banchetto francescano nella sua accezione sacra della condivisione del pasto che è memoria del sacrificio originario alla base di molte religioni e storie mitiche. Perché nel sacro e del sacro è il sacrificio di una parte per salvare il tutto e il sacrificio originario delle culture primitive diventa rito simbolico ma il senso permane uguale: preservare l’unità originaria. L’umanità è unita nel banchetto, sacro è questo momento che idealmente riunisce un numero infinito di individui che nel silenzio si incontrano.

Perché il Silenzio?

Perché è nel silenzio che si fa spazio all’altro, perché è nel silenzio che il divino ci parla, perché silenzio significa: io faccio silenzio per te nell’ascolto. Ascolto significa fare silenzio, fare spazio all’altro, accogliere chi è diverso per cultura, colore della pelle, tradizione, e parla una diversa lingua. Silenzio non significa prevaricazione dell’altro bensì tolleranza, per questo i 100 piatti della tolleranza esprimono un silenzio che non è chiusura al dialogo (spesso le guerre esplodono perché si cessa di dialogare e questo è un silenzio ostile che non lascia più spazio alle trattative di pace) ma è un fare spazio all’altro.

In un mondo disseminato da incomprensioni, pregiudizi e guerre, la tavola del silenzio vuole essere un modo discreto, appunto silenzioso e pacifico, per far riflettere l’umanità che si è parte di un unico banchetto e che solo la tolleranza, la comprensione, la condivisione e il rispetto possono unirci nell’incontro. Pertanto questa tavola dei 100 piatti della tolleranza è un invito ad un banchetto itinerante.

I cento piatti da me realizzati presso Bizzirri a Città di Castello, riportano, come in una tautologia, medesime immagini stilizzate di un banchetto, perché nessun cibo verrà in questa tavola servito: il messaggio della tavola è l’offerta. Idealmente il commensale che offre il suo lavoro è l’artista. In ogni paese ove la tavola si sposta itinerante (il primo appuntamento è stato in Giappone) 5 artisti realizzeranno ciascuno un piatto che verrà a sostituirsi a uno dei piatti iniziali. La tavola sarà completa e finirà il suo viaggio per paesi una volta sostituiti tutti i piatti iniziali.

La tavola verrà allestita in ogni paese da un artista o un architetto scelto in loco questo perché è chi ospita che prepara la tavola. I piatti iniziali saranno tutti nella gradazione del bianco, scelto come colore del silenzio essendo la somma di tutti i colori ed espressione della luce.

Nel bianco nessun colore prevale sull’altro ma è nella loro somma che il bianco appare nel suo colore, bianca è la luce che è vita e speranza, bianca è la neve che nel suo soffice silenzio amplifica il rumore dei nostri passi e dei suoni in genere. Bianco è candore, così come un bimbo che è aperto e fiducioso verso l’altro e va incontro al mondo senza pregiudizi. Bianco è il colore presente in molte religioni come simbolo di trascendenza, trasfigurazione, cambiamento.

Così nell’uso del colore bianco e nella ripetizione dell’immagine del banchetto riproposta nei 100 piatti della tolleranza, la tavola del silenzio si sottrae a poco a poco per fare spazio agli altri piatti che potranno essere di altri colori per iniziare, nel silenzio, un dialogo costruttivo e pacifico.

Alla fine del viaggio avremo due tavole, quella iniziale (dell’ascolto) e quella finale (del dialogo) per le quali immagineremo una collocazione opportuna.

Rossella Vasta